Disarmo
e sicurezza
Dal 1985 ho iniziato a fare il mestiere del ricercatore nel campo della
sicurezza e del disarmo, presso l'Irdisp (Istituto di ricerche per il disarmo,
lo sviluppo e la pace) di Roma.
In precedenza, negli anni Settanta, mi ero già occupato di militari
(sostegno alle iniziative dei movimenti dei militari democratici, tesi di storia
militare, studio della sociologia militare).
L'Irdisp era (venne chiuso nel 1990) un piccolo istituto di ricerca,
finanziato principalmente dal Partito radicale e diretto dall'onorevole Roberto
Cicciomessere. In cambio delle consulenze ai parlamentari radicali, l'istituto
permetteva ai suoi ricercatori di fare ricerche sui temi della sicurezza e del
disarmo. Nato in un ambiente tradizionalmente antimilitarista, come quello
radicale, l'istituto faceva rigoroso riferimento a standard di ricerca
anglosassone. Le bibbie e i modelli di noi ricercatori erano gli annuari
prodotti da due prestigiosi istituti di ricerca europei: il Military Balance dell'Iiss
(International Institute of
Strategic Studies) e il Sipri Yearbook.
All'Irdisp mi sono occupato un po' di tutto, dal bilancio della Difesa
alle armi chimiche, dall'acquisizione dei sistemi d'arma alla strategia
militare, fino al commercio delle armi. Anche se i nostri riferimenti culturali
erano internazionali, il fulcro delle nostre ricerche era la situazione
italiana. Cicciomessere era un sostenitore convinto delle nuove tecnologie. Nel
computer avevamo un programma che permetteva di disaggregare e riaggregare i
singoli capitoli di spesa del bilancio della Difesa, di evidenziare le
differenze tra preventivi di spesa e consuntivi. Il programma era scritto in
Basic! Lo lanciavo la sera e finiva la sua elaborazione il mattino successivo.
Era la preistoria delle banche dati per i personal computer. Poi arrivò la
storia: i primi programmi specifici per banche dati, DB2, DB3, ecc.
In Svezia
Dopo l'Irdisp e un periodo all'ufficio Pugwash di
Roma, sono andato a lavorare al Sipri di Stoccolma; il primo ricercatore
italiano ad essere assunto da questo istituto dalla sua fondazione in poi. La
lingua di lavoro era l'inglese e lo staff dei ricercatori selezionato a livello
internazionale: un'esperienza professionalmente esaltante.
Sono entrato nel gruppo "commercio e produzione di armamenti",
soprannominato - da una serie televisiva all'epoca famosa - AT Team, cioè Arm
Transfers Team (squadra del commercio d'armamenti). Altri ci chiamavano, con
lieve senso di superiorità, i "bean counter", i contatori di fagioli.
Intatti, noi contavamo carri armati, aerei e navi esportate e importate a livello mondiale.
Avevamo diviso giornali e riviste specialistiche tra i membri della squadra. Per
ogni informazione su un contratto o su una spedizione di maggiori sistemi d'arma
compilavamo una scheda. Poi ci riunivamo per confrontare e discutere le schede.
Infine inserivamo i dati nella banca dati sul commercio delle armi, contenuta in
un solo computer dedicato.
Finita l'imputazione, spettava a me fare il back up
della banca dati: una quarantina di floppy disk pari a quattro ore di lavoro da
disk jockey. Una noia mortale ma un gran passo avanti rispetto alle notti
italiane delle banche dati in basic.
A qualcuno la nostra conta dei fagioli interessava. La usavano e continuano ad
usarla come fonte affidabile nelle discussioni delle Nazioni Unite
sull'esportazione di armamenti. La usava e la usa il Fondo monetario
internazionale come un indice per valutare l'atteggiamento di un paese che
richiede finanziamenti.
Proliferazione e conflitti
Dopo due anni in Svezia, ho lavorato di nuovo all'ufficio Pugwash di Roma -
assieme a Francesco Calogero e Giancarlo Tenaglia - per una ricerca sulla
proliferazione delle armi di sterminio e sui trattati per la loro messa al
bando, commissionata dal CeMiSS (centro militare studi strategici) e poi
pubblicata dall'editore Franco Angeli.
Il mio ultimo lavoro nell'ambito della sicurezza è stata una ricerca,
condotta all'Istituto Affari Internazionali con Roberto Aliboni - sui conflitti
e le fonti di conflitto nell'area mediterranea.
Altre informazioni e dettagli su questo campo di attività si trovano nella pagina
contenente il mio curriculum vitae.
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