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Bologna,la doppia strage

(pubblicato da Europa, 2 agosto 2007)

Versione PDF della recensione sulla strage di Bolgona27 ANNI FA L’ATTENTATO ALLA STAZIONE Due libri la raccontano da punti di vista opposti

Bologna, la doppia strage
Andrea Colombo si basa sulle argomentazioni di Mambro e Fioravanti e cade nel vizio innocentista. Più concreta la lettura di quegli anni di Riccardo Bocca

PAOLO MIGGIANO

In occasione dell’anniversario della strage di Bologna, avvenuta ventisette anni fa, due libri raccontano, da punti di vista opposti, la strage, il processo e il dopo sentenza. Se tra gli ombrelloni da spiaggia, riuscite a trovare qualche ora da dedicare alla passione civile e alla curiosità storica, vi consiglio di leggerli. Sì, tutti e due.


Il 2 agosto del 1980, alle ore 10 e 25, una bomba di oltre venti chili d’esplosivo abbatte l’ala sinistra della stazione di Bologna, provocando 85 morti e oltre duecento feriti. A quella data, si tratta del più sanguinoso attentato avvenuto nell’Europa occidentale dalla fine della seconda guerra mondiale.
Responsabili materiali, con sentenze passate in giudicato, sono o sarebbero Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini.
All’epoca della strage tutti e tre facevano parte dei Nar, i Nuclei armati rivoluzionari, un’organizzazione clandestina armata neofascista.


L’impostazione iniziale del processo per la strage prevedeva, oltre agli esecutori del gruppo di fuoco – che aveva bombardato la stazione – altri due livelli. Il secondo livello sarebbe stato quello delle bande armate (Nar, Terza posizione, Costruiamo l’azione). Il terzo livello sarebbe consistito nell’associazione sovversiva, tipo cupola mafiosa o mandanti. Quest’ultimo livello comprendeva Licio Gelli e tutta o parte della loggia massonica Propaganda 2 da lui diretta.
Nel corso delle sentenze, il terzo livello non è mai stato accettato dalle corti. Il secondo a volte sì a volte no.


Il libro di Andrea ColomboStoria nera, Cairo editore –, basato soprattutto sulle argomentazioni di Fioravanti e Mambro, sostiene che i tre condannati, o almeno due di essi, sarebbero innocenti. Il passo, rispetto alla richiesta di revisione del processo, è breve.

Il libro di Riccardo Bocca, Tutta un’altra strage (Rcs libri), espone, in buona sostanza, il punto di vista della condanna e dell’Associazione dei familiari delle vittime del 2 agosto, presieduta da Paolo Bolognesi.
Per Bocca i tre condannati sono colpevoli. I dubbi sulla sentenza e sul processo farebbero parte di una ventata di revisionismo tesa a mostrare «tutta un’altra strage».


Nonostante i due libri siano tra loro opposti, ambedue ci trasmettono un primo messaggio: della strage di Bologna e del relativo processo se ne può parlare liberamente ed esprimere un’opinione, anche solo avendo letto qualche centinaio di pagine. Fino a poco fa non era così.
La discussione era bloccata da un muro di parole.
Nel suo libro, Bocca ancora bacchetta Cossiga perché si permette di parlare senza aver letto “le 500 mila pagine” dell’inchiesta.
Ma ormai anche questo muro è caduto. La censura è finita. Potete parlare della strage di Bologna, con tutta la passione che volete... e magari anche col rispetto che si deve al dolore.


Purtroppo non riesco a consigliarvi uno dei due libri. Ambedue hanno pregi e difetti.
Il libro di Colombo è scritto meglio, scivola di più. È convincente nel mostrare come l’accusa, invece che costruire ipotesi deduttive dal basso, sia partita quasi sempre da assiomi che poi cercava di inverare, anche nascondendo le carte utili alla difesa e usando pentiti al di sotto di ogni sospetto.


Convince anche la mancanza di movente sottolineata da Colombo.
Ogni strage ha avuto un suo senso. Quella di Piazza Fontana a Milano voleva, nel 1969, tra l’altro, fermare col terrore le lotte di operai e studenti. Quella del treno Italicus del 1974, vicino a Bologna, era il colpo di coda di Ordine Nero contro la vittoria del fronte progressista al referendum sul divorzio e anche contro la messa al bando di Ordine Nuovo. E la strage di Bologna? A cosa, a chi serviva una strage col Partito comunista già in calo elettorale rispetto al 1976, coi socialisti in ascesa, al governo coi democristiani, all’alba dell’era craxiana?

Nello scenario dell’accusa, alla strage manca il senso e anche un mandante plausibile. Nel 1980, il venerabile Licio Gelli, capo della loggia massonica P2, i suoi progetti li sviluppava sul piano politico finanziario e non su quello stragista.


Più credibile, per la strage di Bologna, è uno scenario internazionale, perché – contemporaneamente alla strage – l’Italia stava sottraendo Malta al controllo libico e alle navi appoggio della Quinta squadra navale sovietica. Scenario delineato da Giuseppe Zamberletti, nel 1980 sottosegretario agli esteri. Un buon tassello del mosaico, riportato col giusto peso sia da Colombo sia da Bocca.


Colombo ci aiuta anche a entrare un po’ di più nella testa dei capi dei Nar, a capirne la specificità. Ma l’intento innocentista gli fa perdere la misura: quelli che vengono fuori dal suo libro sono Fioravanti e Mambro di oggi, non quelli del 1980.

Valerio Fioravanti non era uno qualsiasi tra le migliaia di terroristi italiani.
Era uno delle poche centinaia che aveva una pistola prima ancora di essere maggiorenne, uno delle poche decine che usavano le mitragliette M12 e finivano i nemici col colpo di grazia. Era il grande giovane del terrorismo italiano.

Era un fascista che non faceva il saluto romano e simpatizzava, sottovoce, per Israele. Non era una sorta di telefono azzurro per giovani abusati dai grandi e neppure un giovane tory alla Margaret Thatcher.
Da questo punto di vista il libro di Bocca, coi suoi limiti, ci rende meglio la realtà di allora, degli anni 1979 e 1980. Quando i Nuclei armati rivoluzionari guidati da Valerio Fioravanti cercavano con determinazione di mettere in piedi un’operazione che, a destra, oscurasse il ricordo del sequestro brigatista di Aldo Moro.

Progetti come l’evasione del terrorista nero Pierluigi Concutelli, che aveva ucciso nel 1976 il magistrato Vittorio Occorsio, abbattendo con l’esplosivo le mura di San Vittore. Oppure come l’agguato al presidente del consiglio Francesco Cossiga, con armi pesanti e nel pieno centro di Roma. E, perché no, una strage, da dedicare al camerata combattente Mario Tuti, che avrebbe fatto impallidire quella di Piazza Fontana.


Quando esistono più soggetti, anche lontani, interessati allo stesso obiettivo nascono delle convergenze. A volte sono parallele, altre volte micidiali.

 

 

Recensione

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copertina del libro "Storia Nera"

copertina del libro "Tutta un'altra strage"

Recensione pubblicata dal quotidiano Europa, il 2 qgosto 2007, a pag.9.

Riguarda i due libri che seguono.

Andrea Colombo, Storia Nera. Bologna. La verità di Francesca Mambro e Valerio Fioravanti, Cairo Editore, Milano, 2007.

Riccardo Bocca, Tutta un'altra strage, Rcs libri, Milano, 2007 , .